Purtroppo, ad una così grande dovizia di reperti litici acheuleani, nel Gargano non corrisponde un'uguale ricchezza di dati crono-stratigrafici e paleoecologici, Resti faunistici sono stati rinvenuti, oltre che a Paglicci, nel solo giacimento di Casa Mangione presso il Lago di Varano (dove è stata riconosciuta la presenza di Elephas antiquus). Per lo più si tratta di giacimenti alluvionali difficili da datare, o di semplici stazioni di superficie.
Possiamo tutt'al più ipotizzare per l'Acheuleano arcaico di Masseria Tiberio-Forchione un'età di poco posteriore a quella del locale Clactoniano; mentre gli aspetti più evoluti dell'Acheuleano garganico (come quelli di Paglicci, dei giacimenti alluvionali del Torrente Romandato, delle stazioni prima citate tra Carpino, Ischitella e Vico), dovrebbe appartenere alle varie fasi del Glaciale di Riss.
E interessante notare che le stazioni acheuleane, oltre ad essere assai numerose, mostranti una diffusione sul Promontorio molto estesa: dalla zona centro-settentrionale, maggiormente privilegiata, fino a Sud e ad Est, e, dal punto di vista altimetrico, dalla fascia costiera fino a quote di 500 m ed oltre sopra il livello del mare.
Il successivo Paleolitico medio - opera di Homo sapiens neanderthalensis - che interessa il periodo compreso tra il 90-80.000 e il 40-35.000 da oggi, vide sul Promontorio la presenza del Musteriano (5).
Si tratta di un'industria totalmente ricavata da schegge (di solito di dimensioni non grandi) e comprendente tipi di strumenti più numerosi rispetto al Paleolitico inferiore: oltre ai raschiatoi e ai denticolati, frequenti sono le caratteristiche punte.
Se nel Paleolitico inferiore gli insediamenti umani erano in larghissima prevalenza all'aperto, lungo il corso dei torrenti e nelle zone collinari e montane, i Musteriani invece, nel Gargano, occuparono frequentemente le grotte: ciò in parte e forse a causa del rincrudimento climatico verificatosi nell'ultimo Glaciale, quello di Würm. Sul fianco del promontorio, oltre al riparo sotto roccia di
Paglicci, possiamo citare la Grotta Spagnoli e quella della Palombara, nello stesso territorio di Rignano; al Nord, la Grotta di San Michele presso Cagnano Varano. Ma non mancano neppure abitati all'aperto, lungo la costa settentrionale (Lesina, Irchio, Macchia a Mare) come nell'interno (Tenuta Soccio, Piani di San Vito, Ex Lago di Sant'Egidio). La selvaggina cacciata in questo periodo era rappresentata principalmente dal Bove (Bos primigenius), dal Cervo (Cervus elaphus), dal Daino (Dama dama) e dal Cavallo (Equus caballus).
Il Musteriano non è una Cultura unitaria, ma si presenta sotto aspetti alquanto diversi fra loro, che appartengono per altro a momenti cronologicamente differenziati. Nel Gargano si ha un Musteriano di tipo charenziano La Quina (6) che è presente solo a Paglicci; uno di tipo charenziano "orientale" (Grotta Spagnoli, Piani di San Vi tu): uno, infine, di tipo denticolato (Laghi di Lesina e di Varano).
Nel tipo La Quina l'industria è costituita da un grandissimo numero di raschiatoi, i quali sono ottenuti ordinariamente su schegge spesse. Nel tipo charenziano orientale, i raschiatoi risultano meno numerosi egli strumenti sono ricavati spesso da schegge sottili di tecnica Levallois. Nel Musteriano denticolato, si ha una predominanza di pezzi con incavi e dentellature lungo i margini. Mentre sappiamo che il Musteriano tipo La Quina (in base alla serie stratigrafica di Paglicci) è più antico di quello charenziano orientale, ci mancano i dati precisi circa la posizione cronologica del Musteriano denticolato.
Dal 35.000 al 10.000 da oggi (fino cioè al termine dei tempi glaciali), si sviluppa il Paleolitico superiore, opera di Homo sapiens sapiens. Gli strumenti litici utilizzati in quest'ultimo periodo sono in prevalenza ricavati da lame, vale a dire da schegge di forma stretta e allungata, ed offrono una varietà di tipi molto maggiore: accanto agli strumenti tradizionali, che via via cadono in disuso, se ne affermano altri come i bulini, i grattatoi su un'estremità di lama, i punteruoli, le troncature, i pezzi a dorso (punte e lame). Oltre alla selce, per la confezione di armi ed utensili, vengono ora utilizzati anche l'osso, il corno l'avorio. Oggetti di ornamento come conchigliette o denti forati fanno la ioni apparizione.
Homo sapiens sapiens appare anche in possesso di una Cultura spirituale più sviluppata rispetto a quella dei suoi predecessori. E se il seppellimento entro fosse appositamente scavate e la conservazione rituale di patti del defunto erano già praticati dall'Uomo di Neanderthal, adesso, col Paleolitico superiore i riti funebri si fanno più complessi, comportando acconciature e corredi funerari, anche molto ricchi, ed altri aspetti come l'impiego dell'ocra nelle tombe, che denunciano chiaramente una mentalità magico-religiosa. Esiste poi anche, in Homo sapiens sapiens, tutto un mondo di idee, d'immagini e di simboli - per noi in gran parte mal decifrabili - che si esprime e lascia testimonianza nella così detta arte: pitture, graffiti, sculture, su temi zoomorfi e antropomorfi. trattati a volte con grande verismo, o aventi invece carattere geometrico, schematico o astratto.
Nel Gargano il Paleolitico superiore ha lasciato documenti molto cospicui a Grotta Paglicci, e tracce più modeste in qualche altra cavità, sia della zona settentrionale (Grotta dell'Angelo sul Monte d'Elio, Grotta di San Michele a Cagnano Varano). sia orientale (Grotta Drisiglia presso Vieste) e sud-orientale (Grotta Scaloria). Le stazioni all'aperto sono scarse e in parte si riferiscono. più che ad abitati, ad officine litiche presso le fonti di approvvigionamento della selce (Foresta Umbra, Marchi di Vico).
Le più antiche testimonianze di Paleolitico superiore sul Promontorio potrebbero essere rappresentate da due punte a dorso incurvato in forma di semiluna provenienti dalla Foresta Umbra. Sebbene con qualche riserva, esse possono essere attribuite alla Cultura uluzziana (7) (altrove datata attorno al 33.000 da oggi).
Fino a pochissimo tempo fa esisteva un vuoto assoluto di conoscenze riguardo all'Aurignaziano (8). Ma quest'ultimo in seguito a ricerche del Giugno 1988, è stato rinvenuto in località Caruso, nella tenuta Soccio non lungi da S. Marco in Lamis, ma in Comune di San Nicandro, e, nel corso degli scavi `90-'91, anche nella Grotta Paglicci, con datazioni, come vedremo più avanti, comprese fra il 34.000 ed il 29.000 da oggi.
Abbondantissime le testimonianze che possediamo del Gravettiano (9) e dell'Epigravettiano (10), che sul Promontorio coprono il periodo compreso fra il 28.000 e l'11.000 circa da oggi. Nella potente pilastratigrafica di Grotta Paglicci, sia il Gravettiano che l'Epigravettiano trovano una complessa articolazione, che verrà illustrata in dettaglio nel capitolo dedicato alla grotta e alla sua sequenza culturale. Ci limiteremo qui. in via molto generale, a ricordare che il Gravettiano di Paglicci possiede una fase evoluta ed una finale; mentre l'Epigravettiano è scandito in antico, evoluto e finale.