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Quadro sintetico del Paleolitico del Gargano
Affinché i reperti di Paglicci, giacimento, come si è accennato, che abbraccia una buona parte della Preistoria locale - possano venir meglio compresi, occorre prima tracciare un sia pur breve panorama del Paleolitico nel Gargano. Su questo Promontorio, la selce, che costituisce la materia prima indispensabile nella Preistoria per la fabbricazione di utensili ed anni - ed è quindi l'oggetto principale dei nostri studi è estremamente abbondante. Essa è inglobata nei calcari del Cretacico, sotto forma di liste e di arnioni rotondeggianti, talvolta di grandi dimensioni e di qualità eccellente, In seguito alla frammentazione della roccia calcarea incassante ed alla erosione dovuta alle acque meteoriche, molti di tali arnioni e frammenti di liste furono, fin dall'antichità più remota, convogliati negli impluvi dei torrenti, che scendono con pendio talvolta acclive verso il mare Adriatico sia ad Est, sia e soprattutto a Nord. Gli uomini del Paleolitico, che non conoscevano, come successivamente i Neolitici e i popoli preistorici più recenti, la tecnica dell'estrazione mineraria della selce, potevano facilmente raccogliere ciottoli di selce di ogni tipo trascinati dalle acque lungo i greti dei torrenti, o, più a monte, arnioni caduti dalle pareti della roccia calcarea in via di disgregazione. La prima lavorazione doveva avvenire sul posto Si hanno infatti sul Promontorio, appartenenti a più periodi del Paleolitico, testimonianze di officine di taglio della selce, con abbondanti schegge di rifiuto, nuclei, sbozzi di utensili. E' evidente che gruppi umani insediati in aree lontane dagli affioramenti di selce e dalle alluvioni ricche di ciottoli silicei (come appunto è il caso di Paglicci) dovevano andare ad approvvigionarsi periodicamente di questa preziosa materia prima nei luoghi privilegiati, compiendo sul posto il lavoro di sgrossamento e riportando nelle loro sedi i prodotti finiti o semigrezzi. I più antichi abitatori del Gargano appartengono al periodo "arcaico" o della "Cultura del Ciottolo", così denominata in quanto comprendente manufatti ricavati da ciottoli. Mediante poche e larghe scheggiature si creava sul ciottolo un tagliente, che poteva essere prodotto ora ad un'estremità, ora lungo un lato, Il resto del ciottolo veniva invece lasciato intatto. Questi rudimentali utensili, che secondo la nomenclatura anglosassone prendono il nome di "choppers" e di "chopping-tools" a seconda se scheggiati su una o su entrambe le facce del ciottolo, sono stati rinvenuti in notevole quantità in una località non lungi dalle rive del Lago di Varano, Non se ne conosce ancora la giacitura e quindi neppure l'età precisa; tuttavia, riferendoci ad altre industrie litiche analoghe, scoperte in altri siti italiani databili, possiamo collocare la Cultura del Ciottolo garganica grosso modo nel periodo compreso fra 1.000,000 e 700,000 anni fa. Più tardi, fra il 700,000 e il 200,000-100,000 ed oltre da oggi, il Promontorio fu interessato dal così detto Paleolitico inferiore, o antico, opera della forma umana nota come Homo erectus. Durante tale periodo si svilupparono aspetti culturali diversi, che possono ricondursi a due filoni principali: il Clactoniano (1) e l'Acheuleano (2). Il Clactoniano, comparso probabilmente per primo, è rappresentato da un'industria litica prodotta su schegge, di dimensioni anche grandi e di forte spessore. Questi manufatti., provvisti di margini naturalmente taglienti, erano utilizzati in gran pane così come venivano ricavati dal nucleo di selce o, più raramente, erano trasformati mediante ritocchi sui margini in strumenti particolari, come raschiatoi, grattatoi, denticolati (pezzi cioè a margini dentellati), Numerosi manufatti di tipo clactoniano furono rinvenuti nell'area settentrionale del Gargano, e più precisamente nelle alluvioni antiche dei torrenti Romandato, Correntino, Campane e di altri corsi d'acqua minori. In quest'arca, attraverso lo studio delle diverse condizioni fisiche dei manufatti lirici - tutti trasportati dalle acque torrentizie - si son potute distinguere due differenti fasi della Cultura clactoniana: la prima, e più antica, caratterizzata da segni di trasporto ("fluitazione") molto accentuati e comprendente schegge robuste, associate a grandi nuclei di forma discoidale e a qualche strumento su ciottolo; la seconda e più recente, contrassegnata da un grado di fluitazione più modesto e costituita da schegge più piccole, di forma più regolare e talvolta molto allungata (schegge lamiformi). Questo secondo aspetto del Clactoniano, più evoluto, è stato anche definito di tipo "Protolevalloisiano", per certi caratteri anticipatori della tecnica Levallois (3) da esso posseduti. Il Protolevalloisiano è presente, oltre che nelle alluvioni (dalla parte Nord del Promontorio, anche nell'area centrale, ad Est e a Sud-Est (da Vieste a Mattinata), dove è stato raccolto per lo più in superficie o entro spessi depositi di falda. Purtroppo, si tratta sempre di materiali non in posto, ma dislocati per fenomeni naturali in aree più o meno lontane dai siti originariamente occupati dall'uomo. Una esatta cronologia non è dunque possibile. Tuttavia le analogie che il Clactoniano garganico presenta con le altre industrie dello stesso ceppo, diffuse lungo il versante adriatico italiano, e specialmente in Emilia-Romagna, ci permettono, seppure ipoteticamente, di riportarci al Glaciale detto di Mindel (4). L'altro ceppo del Paleolitico inferiore, costituito come si è accennato dall'Acheuleano, vede la comparsa e lo sviluppo di voluminosi manufatti a scheggiatura condotta su entrambe le facce, detti "amigdale" o "amigdaloidi" per la forma grosso modo a mandorla), accompagnati da altri, conte nel Clactoniano, su scheggia. Le amigdale posseggono un apice più o meno acuminato e due bordi taglienti, e possono avere talvolta tagliente anche la base, come le asce. Esse assolvevano probabilmente a molteplici funzioni. Nel Gargano esiste la documentazione di numerose tappe dell'evoluzione morfologica e tecnologica delle amigdale acheulane e delle industrie su scheggia che a queste si accompagnano: a cominciare dall'Acheulano, definibile come "arcaico", delle stazioni di Masseria Tiberio e di Forchione, poste ad Est del Lago di Varano, dove a rudimentali bifacciali spessi e tozzi si associano robusti raschiatoi carenati (così detti perché in forma di carena); fino all'Acheuleano superiore o finale delle stazioni montane di Carpino, Ischitella e Vico, che presenta belle forme di amigdale slanciate, ad apice talvolta molto acuminato, cui si aggiungono strumenti su scheggia a fine ritocco. nonché schegge e punte ricavate dai nuclei con la tipica tecnica Levallois L'industria del Riparo Esterno di Paglicci, come meglio vedremo avanti, sembra appartenere anch'essa ad una fase piuttosto avanzata dell'Acheuleano, sebbene possegga caratteristiche tutte particolari.
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